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admin Gennaio 19, 2026 0 Comments

Allarme Rosso per la tenuta dell’occupazione dello stabilimento INALCA di Reggio Emilia


Si è svolta nella serata di lunedì 12 gennaio presso il circolo ARCI Pigàl l’Assemblea dei dipendenti di INALCA. L’Assemblea è stata convocata dalle OO.SS. FAI, FLAI ed UILA allo scopo di aggiornare i Lavoratori e le Lavoratrici sui contenuti dell’incontro tenutosi tra le Rappresentanze sindacali e la Direzione aziendale in data 8 gennaio 2026, primo termine della procedura di licenziamento collettivo che chiude la fase del confronto sindacale ed apre quella del confronto in sede amministrativa così come previsto dalla legislazione vigente.

Durante l’ultimo incontro, l’azienda ha annunciato un numero di esuberi che sfiora la totalità dei dipendenti dell’ex stabilimento di Reggio Emilia, distrutto dall’incendio del 10-11 febbraio 2025. La decisione è stata motivata dal calo dei volumi produttivi legati al rapporto commerciale con Coop Alleanza 3.0 e da ulteriori fattori congiunturali che stanno pesando sull’intero mercato delle carni bovine. Secondo l’azienda, queste condizioni rendono impossibile ricollocare tutti i lavoratori negli altri siti INALCA.

La comunicazione ha colto di sorpresa le rappresentanze sindacali, che fino a poche settimane fa avevano ricevuto indicazioni molto diverse: il numero degli esuberi previsti si aggirava infatti intorno alle 50 unità. Il confronto in corso con l’azienda era quindi focalizzato sulle modalità di riassorbimento e sulle tutele da garantire ai dipendenti esclusi dal piano.

I sindacati chiedono la proroga della cassa integrazione per scongiurare nuovi licenziamenti

Di fronte a un quadro completamente mutato, FAI CISL EMILIA CENTRALE, insieme a FLAI e UILA hanno chiesto all’azienda di avviare rapidamente la fase amministrativa del confronto e di presentare domanda per la proroga della CIGS attualmente in vigore, con scadenza prevista l’11 febbraio 2026.

I sindacati hanno inoltre proposto di verificare con il Ministero competente la possibilità di ottenere un’ulteriore estensione della CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria), sul modello di quanto già avvenuto nella vertenza La Perla. Un prolungamento di sei mesi consentirebbe di gestire in modo più ordinato la situazione, esplorando soluzioni che possano ridurre il numero degli esuberi e attenuare l’impatto sociale su un territorio già duramente colpito.