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admin Ottobre 15, 2026 0 Comments

SECONDO RAPPORTO MADE IN IMMIGRITALY 2026: SENZA DIGNITÀ DEL LAVORO NON C’È VERO MADE IN ITALY!

Oggi, A Roma, FAI CISL EMILIA CENTRALE ha partecipato alla presentazione del secondo rapporto “Made in ImmigrItaly – Terre, Colture, Culture”, promosso dalla FAI CISL e realizzato dal Centro Studi Confronti che per la prima volta affronta il tema del settore agroalimentare a tutto tondo dal settore primario alla trasformazione dei prodotti alimentari.

Un’importante giornata di riflessione sul contributo indispensabile dei lavoratori immigrati al nostro sistema agroalimentare e sui 10 anni della Legge 199/2016 contro il caporalato.

Ad aprire i lavori Antonio Castellucci, Reggente nazionale della FAI CISL, che ha richiamato la necessità di rafforzare le politiche di integrazione, la contrattazione, la bilateralità e gli strumenti di prevenzione dello sfruttamento, attraverso una politica migratoria moderna e capace di rispondere alle esigenze del mondo del lavoro.

Un confronto arricchito dalla partecipazione della Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, che ha concluso i lavori.

A dieci anni dall’approvazione della legge contro il caporalato, la sfida è tutt’altro che conclusa. Come più volte sottolineato da Daniela Fumarola, repressione e prevenzione devono procedere insieme: servono maggiori controlli, più tutele e diritti effettivamente garantiti.

Dietro le eccellenze del Made in Italy ci sono persone, storie, sacrifici e migliaia di lavoratrici e lavoratori stranieri che contribuiscono ogni giorno alla ricchezza del nostro Paese.


Come FAI CISL Emilia Centrale abbiamo contribuito alla realizzazione di questo volume attraverso le fotografie scattate nei luoghi di lavoro del nostro territorio. Un impegno che racconta ciò che facciamo ogni giorno nelle province di Modena e Reggio Emilia: contrastare ogni forma di sfruttamento, promuovere la legalità e costruire percorsi concreti di integrazione e lavoro dignitoso.

Il caporalato non si combatte soltanto con le leggi, ma anche con la presenza del sindacato nei luoghi di lavoro, con la contrattazione, la partecipazione e una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e parti sociali.

Perché il vero valore del nostro agroalimentare non si misura soltanto nella qualità dei prodotti, ma soprattutto nel rispetto e nella dignità delle persone che li rendono possibili, quindi non può esserci eccellenza produttiva senza eccellenza dei diritti.